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La Commissione europea contro la diffusione fake news

Combattere la disinformazione

La disinformazione e le notizie false in ambito medico abbondano, anche per quanto riguarda la Covid-19. È importante affidarsi soltanto a fonti autorevoli per ottenere informazioni aggiornate sulla pandemia di Covid-19. Suggeriamo di seguire i consigli delle autorità sanitarie pubbliche del tuo paese e i siti web delle organizzazioni internazionali e dell’UE pertinenti: l’ECDC e l’OMS. Puoi contribuire anche evitando di condividere informazioni non verificate provenienti da fonti di dubbia affidabilità.

La lotta contro la disinformazione è uno sforzo congiunto che coinvolge tutte le istituzioni europee. Per contribuire a combattere la disinformazione, l’UE collabora da vicino con le piattaforme online. Stiamo incoraggiando queste piattaforme a promuovere le fonti autorevoli, a declassare i contenuti che risultino falsi o fuorvianti e a rimuovere quelli illegali o che potrebbero provocare danni alla salute.
Tutti i nostri sforzi per combattere la disinformazione, la cattiva informazione e le ingerenze straniere sono stati intensificati e delineati in una comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante. Tutti i nostri sforzi per combattere la disinformazione, la cattiva informazione e le ingerenze straniere sono stati intensificati e delineati in una comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante.
La lotta contro la disinformazione e la cattiva informazione connesse al coronavirus salva vite umane. 

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Distinguiamo la realtà dalle fantasie

Dubbi su quel che hai letto? Ecco i fatti:

Syiringe

Nessuna mente diabolica dietro lo sforzo globale per fermare la pandemia: solo scienziati alla ricerca di un vaccino per tutti.
È facile cercare qualcuno cui dare la colpa dei nostri problemi. Se una teoria che crea ad arte un capro espiatorio per tutti i nostri problemi sembra improbabile o poco credibile, probabilmente bisognerebbe riflettere e non prestarle fede. In generale, le teorie del complotto sono accattivanti e si basano su una risposta semplicistica a una questione complessa, seguono schemi prevedibili e incentrati su un “nemico” chiaro e identificabile, in questo caso , ad esempio, accusando Bill Gates della pandemia di coronavirus. Seguono modelli stereotipati e prevedibili che si ripetono in vari scenari dove cambiano solo i protagonisti. Non lasciatevi ingannare da soluzioni semplicistiche e false a questa complessa crisi sanitaria. No, Bill Gates non è il creatore del coronavirus né sta complottando con l’UE per creare un sistema di sorveglianza globale e controllare i movimenti dei cittadini. Si tratta di una teoria del complotto ben nota e semplicemente falsa.

D’altro canto, la fondazione Bill & Melinda Gates ha donato 125 milioni di dollari a favore dello sforzo internazionale collettivo per sviluppare e diffondere strumenti diagnostici, terapie e vaccini per il coronavirus. Ha contribuito e sostenuto attivamente la campagna di raccolta fondi Risposta globale al coronavirus lanciata dalla presidente von der Leyen il 4 maggio, che ha registrato 7,4 miliardi di euro sotto forma di impegni da parte di donatori di tutto il mondo con l’obiettivo di aumentare i finanziamenti per lo sviluppo e la diffusione universale di strumenti diagnostici, terapie e vaccini contro il coronavirus.

Per saperne di più sulla risposta globale al coronavirusPer
saperne di più sulle donazioni della fondazione Bill & Melinda Gates per lo sviluppo di un vaccino
Per saperne di più sulla proposta della Commissione di creare app di tracciamento su base volontaria dei contatti legati al coronavirus

L’UE ha elaborato un piano coordinato che consente all’Europa di uscire dal lockdown, aiutare i cittadini e le imprese e affrontare i problemi sanitari.

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I governi e i cittadini di tutta Europa sono ansiosi di lasciarsi alle spalle il lockdown, riprendere le attività economiche e costruire un’Europa più equa, più verde e più digitale. Questi obiettivi possono essere conseguiti meglio procedendo in modo coordinato e coinvolgendo tutta l’Europa e i paesi vicini. L’UE ha creato un piano strutturato con chiarezza che ci farà uscire dal lockdown portandoci verso una crescita economica sostenibile e a lungo termine. Il piano per la ripresa annunciato di recente, che dispone di un bilancio complessivo di 1 850 miliardi di euro, aiuterà l’Europa a riprendersi dalla crisi e a sostenere vari settori europei dopo il lockdown. Un ruolo fondamentale spetta a fondi quali “Next Generation EU”, che garantirà che una ripresa sostenibile, inclusiva ed equa per tutti, compresi coloro i quali vivono nelle zone rurali e i più colpiti dalla crisi. Insieme, usciremo dalla crisi.

Proteggere le vite umane e i mezzi di sostentamento sono le massime priorità dell’UE. Il mercato unico e la libera circolazione non possono funzionare correttamente per i cittadini e le imprese se manca un piano coordinato che coinvolga l’intera Europa. La Commissione europea assicura un approccio comune al ripristino della libera circolazione e dei collegamenti di trasporto in tutta l’UE, garantendo nel contempo il rispetto di adeguate restrizioni sanitarie, in quanto in Europa la salute dei cittadini è sempre al primo posto. Solo lavorando insieme l’Europa può far uscire tutti dalla crisi in modo da tornare alla normalità. L’UE intende inoltre garantire che i cittadini possano svagarsi e godersi un meritato riposo dopo questa crisi: sono state introdotte nuove norme per le vacanze “tutto compreso” e i pacchetti turistici personalizzati per garantire la sicurezza e la protezione dei singoli, contribuendo al tempo stesso a rilanciare il settore turistico e dei viaggi in Europa.

Le mascherine sono complementari ad altre misure preventive e dovrebbero essere utilizzate e smaltite correttamente.

disinfo

Noi tutti vogliamo proteggerci dal coronavirus in tutti i modi possibili e le mascherine, se usate correttamente, possono aiutarci a restare sicuri e sani durante questa pandemia. Indossare una mascherina in pubblico è innanzitutto un atto di solidarietà. Se siete infettati ma non avete sintomi, una mascherina potrebbe proteggere gli altri quando vi dedicate alle vostre occupazioni e vi trovate in spazi ristretti come i negozi o i trasporti pubblici. Tuttavia le mascherine chirurgiche standard scarseggiano in molte parti d’Europa e sono essenziali per proteggere gli operatori sanitari, per cui dobbiamo garantire che le persone che si trovano all’interno di queste zone ad alto rischio abbiano un accesso prioritario alle mascherine rispetto al resto della comunità.

Dobbiamo evitare che l’uso di mascherine ci dia un falso senso di sicurezza, esse devono essere considerate soltanto complementari ad altre tecniche di prevenzione, come lavarsi le mani e mantenere la distanza fisica, e non possono garantire una piena protezione semplicemente attraverso il loro utilizzo. L’uso e lo smaltimento appropriati delle mascherine sono fondamentali, poiché una pratica scorretta può provocare un tasso di infezione più elevato, anche se l’uso di una mascherina non provoca di per sé situazioni come l’ipossia. L’UE si sta adoperando con impegno per garantire la gestione corretta dei rifiuti costituiti da mascherine e dispositivi medici, mantenendo nel contempo l’elevato livello di protezione della salute umana e dell’ambiente dell’UE. È importante ricordare che l’uso di mascherine deve tener conto dei più recenti dati scientifici nonché della situazione locale. Occorre seguire sempre il parere della propria autorità sanitaria nazionale, che può cambiare con gli sviluppi della situazione e l’emergere di nuove prove scientifiche.

La Covid-19 ha un’origine animale naturale e la pandemia di coronavirus non è stata progettata in un laboratorio.

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In tempi di crisi è più che mai importante collaborare in modo solidale con i paesi di tutto il mondo per combattere il coronavirus. La disinformazione sul modo in cui questa malattia ha avuto origine può danneggiare facilmente importantissime reti di sostegno internazionali e potrebbe a sua volta mettere a repentaglio molte vite umane. Dobbiamo collaborare con gli altri e riconoscere che finora non vi è alcuna prova che il coronavirus sia stato creato dall’uomo, incidentalmente o attraverso una manipolazione intenzionale.

La malattia Covid-19 è causata da un ceppo del coronavirus (che è a sua volta un tipo di virus) denominato Sars-CoV-2. I coronavirus provocano malattie respiratorie e possono trasmettersi dagli animali agli esseri umani. Si ritiene che la forma attuale del coronavirus abbia compiuto il salto di specie dagli animali all’uomo in un mercato di prodotti ittici a Wuhan, in Cina, dove il virus è stato segnalato per la prima volta all’Organizzazione mondiale della sanità il 31 dicembre 2019. Sebbene ci si debbano porre domande importanti e necessarie riguardo alla segnalazione e alla gestione della pandemia, si deve ritenere, sulla base di quanto è noto, che si tratta di un evento del tutto naturale. Dare la colpa ad altri per questa malattia non migliorerà la situazione, solo insieme l’Europa e il mondo possono sconfiggere questo virus.

Le misure di contenimento in Europa sono temporanee e si basano su prove scientifiche. Non indicano la fine della democrazia o dei valori liberali europei.

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Il rispetto delle misure di distanziamento sociale e delle procedure di contenimento consente di salvare vite ed è il modo migliore per arrestare la diffusione del coronavirus. Tali misure si basano sulle prove scientifiche più recenti e sui dati a disposizione dei responsabili delle decisioni in ciascuno Stato membro.

L’Unione europea collabora con gli Stati membri per attenuare il più possibile gli effetti e le sfide del contenimento. Ha fornito agli Stati membri una tabella di marcia europea per la ripresa allo scopo di procedere a una revoca coordinata e graduale delle misure di contenimento non appena sarà possibile farlo in sicurezza, prestando particolare attenzione al rispetto costante di valori dell’UE come lo Stato di diritto e i diritti democratici. I valori fondamentali europei come la libertà di movimento e di espressione e il rispetto dello Stato di diritto sono parte integrante del modello e del modo di vita dell’UE e sono quanto mai importanti in questo momento di crisi. L’UE è impegnata a garantire che tali valori siano rispettati in tutta l’Unione in questo difficile periodo.

L’UE dispone di cibo a sufficienza durante la crisi.

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Uno dei vantaggi dell’Unione europea è che non dobbiamo preoccuparci dell’interruzione dei flussi delle merci. In nessun settore ciò è più importante che in quello alimentare e nell’agricoltura. La sicurezza alimentare, la disponibilità, l’accessibilità economica e la qualità del cibo, sono state al centro dell’UE fin dalla sua fondazione. Il settore agricolo e alimentare in Europa continua a mostrare resilienza e forza durante la crisi. Gli agricoltori e i produttori di alimenti lavorano duramente per far sì che il cibo continui a essere disponibile nei negozi e nei supermercati di tutta l’UE, e la Commissione europea sta collaborando strettamente in tutte le fasi della produzione per garantire che la catena di approvvigionamento sia gestita in modo efficiente e senza interruzioni grazie ai corridoi verdi che consentono l’attraversamento rapido e prioritario delle frontiere.

L’UE ha agito rapidamente per affrontare gli inevitabili problemi agroalimentari causati dalla crisi, utilizzando gli strumenti disponibili nell’ambito della politica agricola comune (PAC) per stabilizzare i mercati agricoli sotto pressione e riconoscere l’importanza cruciale dei lavoratori stagionali dell’agricoltura, che devono poter continuare a lavorare dopo un adeguato controllo sanitario. Sono state messe in atto misure di emergenza decisive, quali il sostegno agli operatori privati nel pagamento dei costi di magazzinaggio dei prodotti nei settori lattiero-caseario e delle carni, al fine di proteggere l’industria e i soggetti più duramente colpiti dalla crisi. La PAC garantisce la sicurezza alimentare in Europa dall’inizio degli anni ’60 e continua a farlo in questi tempi difficili.

Il numero crescente di vittime in tutta Europa dimostra che la Covid-19 è una malattia nuova e pericolosa causata dal coronavirus, non solo un ceppo ricorrente di influenza stagionale.

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Ogni generazione di europei ha dovuto affrontare una grande sfida o minaccia: quella della nostra generazione è la Covid-19. Ciò che rende la Covid-19 una minaccia di questa portata è la sua contagiosità e il fatto che colpisce i più vulnerabili: gli anziani e chi ha problemi di salute. In tutto il mondo è stato riconosciuto il carattere eccezionale di questo virus, e l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che si tratta di una pandemia. L’UE ha risposto mettendo al primo posto la salute e la sicurezza dei cittadini, lavorando a stretto contatto con gli Stati membri per coordinare e condividere le informazioni e utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione per rallentare la diffusione e trovare soluzioni. Alcuni esempi di questa risposta comprendono l’organizzazione di appalti in tutta l’UE per l’acquisto di attrezzature di protezione individuale per ospedali e operatori sanitari, il sostegno finanziario offerto ai ricercatori e alle imprese per trovare un vaccino e l’aiuto dato ai paesi per prepararsi alle conseguenze economiche di ciò che è stato fatto per contenere la malattia.

Non esiste attualmente alcuna cura nota per il coronavirus.

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Seguire consigli medici provenienti da fonti sconosciute o non attendibili potrebbe mettere a repentaglio la tua salute e impedire ad altri di accedere a farmaci o dispositivi medici fondamentali di cui hanno bisogno. Diffida di ogni tipo di cure che non sia stato accuratamente testato, approvato e ampiamente diffuso. Se non ti fideresti in una situazione normale, non fidarti adesso!

Andrebbero accolti solo i consigli medici provenienti da fonti affidabili, come le autorità sanitarie pubbliche nazionali, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) o il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC). Pensaci due volte prima di condividere le informazioni disponibili sui social media su eventuali cure e assicurati di raccogliere informazioni sui nuovi sviluppi provenienti da fonti di fiducia e di verificarle. Siamo tutti sulla stessa barca e non dobbiamo lasciarci ingannare da false cure.

L’UE intende collaborare in modo cooperativo e costruttivo con i suoi vicini, ma rivelerà sempre la disinformazione dannosa e le sue fonti.

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La disinformazione nuoce alla capacità di prendere le decisioni giuste. Spesso si presenta come un eccesso informazioni contrastanti, che instillano il dubbio su cosa sia vero o meno. Le conseguenze possono essere gravi: minacce alla sicurezza delle persone, perdita di fiducia nei governi e nei media, indebolimento della nostra influenza a livello mondiale e altro ancora. Siamo particolarmente sensibili alla disinformazione nei momenti di stress e di particolare emozione, e alcuni stanno usando la Covid-19 per colpirci nel momento in cui siamo più vulnerabili.

I nostri analisti su EUvsDisInfo ritengono che vengano diffuse affermazioni false per seminare confusione e sfiducia a proposito della risposta dell’Europa alla Covid-19. Non è un segreto il fatto che alcune di queste provengano dalla Russia. La risposta migliore è smascherare le menzogne, individuare i responsabili e dire noi stessi la verità, fin dall’inizio e ribadendola più volte. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il SEAE si adoperano per individuare la disinformazione sul virus e mettere in guardia contro la sua diffusione.

Non esiste alcun legame tra il coronavirus e la tecnologia 5G.

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L’UE ha le norme più rigorose al mondo in materia di protezione dei consumatori. Ecco perché possiamo entrare in un negozio e avere fiducia nei prodotti che acquistiamo. Anche il 5G deve attenersi a queste norme eccezionalmente rigorose. In effetti, i nostri standard sono ben al di sopra di quelli indicati dalle prove scientifiche internazionali: i limiti di esposizione dell’UE per il grande pubblico sono almeno 50 volte inferiori a quelli per cui sarebbe dimostrata l’esistenza di un effetto potenziale sulla salute, perché nell’UE le persone vengono al primo posto.

Non esiste alcun collegamento tra il 5G e la Covid-19. Il coronavirus è un virus che si diffonde da una persona all’altra attraverso goccioline emesse attraverso gli starnuti, la tosse o il respiro. Il 5G è la nuova generazione di tecnologia delle reti mobili trasmessa su onde radio non ionizzanti. Non vi sono prove che il 5G sia nocivo per la salute umana. Il focolaio di coronavirus manifestatosi nella città cinese di Wuhan non è collegato al 5G e si ritiene che abbia avuto origine in un mercato all’ingrosso di prodotti ittici.

Tutti siamo a rischio di infezione da coronavirus.

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Sia i giovani che gli anziani sono a rischio se ignorano i consigli ufficiali. Attualmente non esiste un vaccino contro il coronavirus e nessuno è immune all’infezione. Tutti hanno un ruolo da svolgere nella lotta contro il virus. Occorre proteggere la propria salute personale, difendere i membri più vulnerabili delle nostre società e impedire che i servizi sanitari siano oberati di lavoro. Lavarsi accuratamente le mani ed evitare di toccarsi il viso sono i modi più efficaci per fermare la diffusione del coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità consiglia alle persone di tutte le età di proteggersi dal virus, per esempio seguendo una corretta igiene delle mani e delle vie respiratorie e autoisolandosi.

Nessuno sta utilizzando la crisi del coronavirus per imporre vaccinazioni di massa.

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Purtroppo non esiste ancora alcuna vaccinazione o cura per il coronavirus. L’UE ha già mobilitato 140 milioni di euro per la ricerca di una cura e di un vaccino. Le vaccinazioni sono uno dei maggiori successi della sanità pubblica. In tutto il mondo, permettono di salvare almeno 2-3 milioni di vite ogni anno e di risparmiare a molte più persone malattie invalidanti e croniche.

L’UE difende con convinzione il buon funzionamento dei vaccini, ma non si prevede di imporre vaccinazioni di massa. D’altro canto, sono in molti a diffondere affermazioni scientificamente infondate sui vaccini. Si tratta di affermazioni che sfruttano le emozioni e la paura e causano gravi danni alla salute pubblica.

L’UE ha sempre sostenuto gli investimenti degli Stati membri nella sanità pubblica.

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L’UE sostiene robusti investimenti per la salute pubblica e le norme di bilancio dell’UE non hanno mai richiesto tagli in questo settore. In Europa, le persone e la loro salute vengono al primo posto e la spesa pubblica per l’assistenza sanitaria è aumentata nella maggior parte dei paesi dell’UE nell’ultimo decennio. Si tratta di una politica che ha sempre distinto l’Unione europea in tutto il mondo. L’UE ha lanciato di recente un piano per sostenere i paesi durante la crisi, allentando le norme affinché gli Stati possano spendere di più per i servizi di emergenza e concentrarsi su ciò che più importa, proteggere i cittadini.

Non è una novità. Dopo la crisi finanziaria del 2008 l’UE ha messo in atto molteplici iniziative finanziarie a sostegno di tutti gli Stati membri, in particolare dei paesi più colpiti dalla crisi, come la Grecia, la Spagna e l’Italia. Paesi come la Grecia non hanno visto i propri sistemi sanitari danneggiati da queste riforme, al contrario, il programma di sostegno alla stabilità dell’UE ha contribuito a introdurre una copertura sanitaria universale e un sistema di assistenza sanitaria completo. Oltre a sostenere le piccole imprese, la ricerca e l’innovazione e i progetti legati al clima, il piano di investimenti ha contribuito a finanziare un gran numero di progetti nel settore sanitario, quali lo sviluppo di nuove cure antitumorali e l’espansione e la modernizzazione degli ospedali.

I paesi dell’UE restano i partner migliori gli uni per gli altri e stanno intensificando la loro solidarietà

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Sarebbe una straordinaria coincidenza se i governi autoritari dotati di strumenti di propaganda ben sviluppati fossero anche i più attrezzati per rispondere a una grave crisi sanitaria… se fosse vero.

Il fatto è che le istituzioni europee e i loro partner stanno facendo per i cittadini europei rispetto a qualsiasi altro paese del mondo. Sebbene la sanità pubblica non rientri tra le sue competenze, l’UE può contribuire in molti altri modi. Stiamo utilizzando tutti gli strumenti a nostra disposizione per combattere il coronavirus: frontiere aperte per garantire le forniture, un forum per coordinare e condividere le esperienze, una consistente assistenza finanziaria, medica e in termini di personale, e molto altro ancora.

Una parte importante di questo contributo consiste nell’organizzare la risposta economica: mentre noi cominciamo a lavorare per la ripresa economica, gli Stati membri dell’UE possono concentrarsi sulle questioni di salute pubblica. Ciò comprende l’istituzione di un fondo di solidarietà da 100 miliardi di euro, denominato SURE, e lo stanziamento di 37 miliardi di euro nell’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus, che fornisce un sostegno finanziario per combattere la crisi a breve termine. Inoltre, 1 miliardo di euro verrà reindirizzato dal bilancio dell’UE per fornire garanzie sui prestiti ad almeno 100 000 PMI e imprese a media capitalizzazione.

Le istituzioni e i paesi dell’UE hanno fatto di più per i cittadini europei rispetto a qualsiasi altro paese, anche lavorando a ritmo continuo per migliorare l’approvvigionamento di forniture mediche. 

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Abbiamo assistito ad atti di solidarietà significativi: pazienti italiani ricoverati in ospedali tedeschi, spedizioni di mascherine dalla Francia e dall’Austria per i medici italiani, paesi che collaborano per riportare le persone a casa dalle loro famiglie e molto altro ancora.

Uno degli aspetti migliori dell’UE è la messa in comune delle risorse e delle competenze per ottenere i migliori risultati. Sulla base di questa idea, l’UE ha avviato un progetto denominato “rescEU”. Questo progetto permetterà di creare una scorta di attrezzature mediche essenziali e di gestirne la distribuzione per inviarle alle zone più colpite. I virus non si fermano alle frontiere e non distinguono nazionalità: dobbiamo trovare una risposta europea a quello che, di fatto, è un problema europeo.

Investire più risorse insieme si traduce in un miglior rapporto qualità-prezzo e consente ai produttori di accelerare la produzione, confidando nel fatto che i loro investimenti saranno ripagati. Il bilancio iniziale dell’UE per la scorta ammonta a 80 milioni di euro. La solidarietà dell’UE salva vite.

L’UE si occupa degli aspetti di sua competenza: far sì che le forniture essenziali attraversino le frontiere, garantire il coordinamento e la condivisione di informazioni tra i governi e destinare risorse finanziarie e competenze tecniche dove ce n’è bisogno, in modo che i governi nazionali possano restare concentrati su ciò che conta: la salute pubblica.

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Spetta agli Stati membri adottare leggi a livello nazionale per contrastare il coronavirus: la Commissione non ha il diritto di interferire nella legislazione nazionale e nelle decisioni su argomenti quali la salute. D’altro canto, l’UE può delineare politiche europee e prendere iniziative rapide, coordinate su scala europea per affrontare la crisi insieme agli Stati membri. Ne è un esempio il fatto che la decisione di attuare un “blocco” e di chiudere le frontiere di un paese viene presa a livello nazionale, mentre la mobilitazione di 140 milioni di euro dai fondi dell’UE per produrre un vaccino, trovare nuove cure e realizzare nuovi test diagnostici avviene a livello dell’UE.

L’UE sta mettendo in comune fondi per motivare le imprese a produrre ciò che è necessario per far fronte alla crisi: mascherine, guanti, tute protettive e altre attrezzature mediche.

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Le imprese devono poter contare sul fatto che, se decidono di investire in tal senso, i loro prodotti saranno poi acquistati. Per rassicurarli, la Commissione ha avviato diverse procedure di aggiudicazione congiunta, che stanno dando i loro frutti. Le imprese ora propongono di produrre più mascherine e occhiali protettivi: di fatto, più di quanti ne avessimo chiesti inizialmente. Le attrezzature saranno messe a disposizione di medici, infermieri e altre persone che ne hanno bisogno in tempi rapidi dopo la firma dei contratti da parte degli Stati membri.

Lo spazio Schengen è fondamentale per la nostra risposta al coronavirus. Grazie a Schengen, le frontiere sono aperte ininterrottamente per le forniture e i servizi. 

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Una serie di misure speciali, tra cui l’introduzione delle “corsie verdi”, consentiranno a tutti i veicoli merci di attraversare le frontiere Schengen interne in un massimo di 15 minuti.

AlcuniStati membri dell’UE hanno introdotto controlli temporanei alle frontiere per rallentare la diffusione del coronavirus, ma ciò non significa che le frontiere siano chiuse. Gli Stati membri dell’UE trasportano pazienti affetti da coronavirus da un paese all’altro perché siano curati, e mascherine, occhiali e altre forniture essenziali attraversano le frontiere.

Ai virus non interessa da dove vieni. Non guardano il colore della tua pelle né che passaporto hai in tasca. In diverse parti del mondo, alcune persone cercano di attribuire la colpa della malattia a diversi gruppi, definendo il virus “europeo”, “cinese” o “americano”. 

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Il fatto certo è che si tratta di un virus umanoIl coronavirus viene trasmesso da un soggetto infettato a un altro attraverso goccioline di saliva emesse attraverso gli starnuti, la tosse, o il respiro, e non è trasportato da una popolazione o da un gruppo particolare. Se hai letto che il virus è stato diffuso intenzionalmente da migranti o da gruppi etnici specifici, puoi essere certo che tali affermazioni non hanno alcuna base scientifica. In realtà quella della Covid-19 è una crisi globale che richiede solidarietà globale.

Le norme dell’UE in materia di protezione dei dati e di tutela della privacy sono tra le più rigorose al mondo. Questo non cambierà per il coronavirus.

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Le tecnologie digitali possono proteggere e salvare vite umane. Le applicazioni di tracciamento possono svolgere un ruolo chiave in tutte le fasi della crisi, in particolare quando i tempi sono maturi per revocare gradualmente le misure di contenimento, e integrare altre misure come l’aumento delle capacità di effettuare test. Tali applicazioni possono contribuire a fermare la diffusione del virus, avvertendo un utente quando si avvicina a una persona infetta. Si basano su un segnale Bluetooth telefonico. L’UE ha concordato una serie di strumenti e la Commissione ha pubblicato orientamenti specifici, in modo che tutte le applicazioni rispettino le stesse norme: protezione dei dati personali, sicurezza e efficacia. L’utilizzo delle applicazioni di tracciamento sarà volontario. Tuttavia, esse funzionano solo quando sono in molti ad utilizzarle. Per questo motivo devono proteggere pienamente la vita privata e i dati personali, in modo che i cittadini possano fidarsi completamente e adottarle.

La Commissione ha chiesto inoltre alle imprese di telecomunicazione di fornire metadati mobili aggregati e anonimi. Analizzando i modelli di mobilità intendiamo meglio comprendere l’interazione tra la diffusione del virus e l’impatto delle misure adottate. Molti operatori di telefonia mobile sono interessati a partecipare a questo progetto, che mira a coprire l’intera UE. I risultati saranno condivisi con tutti gli Stati membri. Questo progetto non utilizza dati personali e, ovviamente, è pienamente conforme alla normativa generale dell’UE sulla protezione dei dati e alla normativa in materia di e-privacy. Le serie di dati personali dei cittadini non saranno mai identificate.

fonte ec.europa.eu

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