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(29 maggio 2006) Al di là dell’interesse di teorici del diritto e
diplomatici nazionali, il tema della Costituzione (ancorché europea) evoca o
dovrebbe evocare valori democratici, radici storiche, conflitti ideologici e
politici che sarebbero in grado di suscitare maggiori emozioni nelle
opinioni pubbliche nazionali più di quanto abbia fatto fino ad ora il
dibattito sull’avvenire dell’Europa.
L’anniversario della morte di Altiero Spinelli (23 maggio 1986-23 maggio
2006) e le prossime celebrazioni della sua nascita (31 agosto 1907-31 agosto
2007) hanno attualizzato il suo pensiero e la sua azione dedicati l’uno e
l’altra alla missione della costruzione di un’Europa federata come garante
della pace e della democrazia sul continente, seguendo un metodo costituente
nel solco dell’intuizione avuta nel 1935 di Carlo Rosselli.
All’attualità del pensiero di Spinelli è dedicato il più recente scritto
di Ernesto Galli della Loggia che, salvo errori od omissioni, non ha
suscitato ancora commenti, consensi o critiche.
Confesso che la mia ultima lettura di un testo di Galli della Loggia
risale a dieci anni fa, quando l’Editrice Laterza pubblicò il suo “La
Morte della Patria”. Da allora in poi, ho accuratamente evitato di
scorrere i suoi commenti sul Corriere della Sera così come non mi
sono avventurato nella lettura dell’effimero Global FP che, sotto
la sua direzione, non ha vissuto che l’espace d’un matin, come la
poetica rosa.
Sono stato attratto mio malgrado dall’ultima fatica di Galli della Loggia
alla quale il Corriere della Sera ha dedicato uno spazio degno di
miglior causa nell’edizione del 26 maggio (occhiello a pagina 1 e l’intera
pagina 45) sotto il titolo accattivante L’Italia ed il mito europeo.
Dopo aver abbandonato inizialmente i panni dello storico (chi non ricorda
il suo importante contributo al volume di A. Bravo Donne e uomini nelle
guerre mondiali edito da Laterza nel 1991?) per discettare sul ruolo
del Capo dello Stato, Galli della Loggia riprende il cammino a lui caro
della rivisitazione della consolidata storia patria contestando al
Presidente Napolitano di aver incautamente incluso nell’ideologia ufficiale
della Repubblica nientemeno che l’europeismo, celebrando con questo valore
l’azione ed il pensiero di Altiero Spinelli e di chi, con lui, scrisse nel
1941 il Manifesto di Ventotene.
Secondo Galli della Loggia il Manifesto pecca di eccesso di socialismo,
di scarso apprezzamento della democrazia politica (quale la intendiamo
noi e quale la intende la nostra Costituzione) giungendo fino al punto
di proporre una dittatura al posto della preventiva consacrazione
dell’allora inesistente sovranità popolare.
Spinelli ammetteva di non essere “figlio della città democratica”
ma di essere un convertito al contrario di Ernesto Rossi, che fu tra i
fondatori del movimento antifascista Giustizia e Libertà e di
Eugenio Colorni che fu attivo in questo movimento prima di aderire al
Partito Socialista. Da convertito espulso dal Partito Comunista per aver
messo in discussione la mancanza di libertà e di democrazia nel sistema
sovietico, Spinelli riconosceva i servizi insostituibili resi dall’economia
di mercato, il legame logico ineliminabile fra proprietà pubblica di tutti i
mezzi di produzione e dispotismo politico, l’inconsistenza logica di ogni
forma di società sindacalista, corporativa o di autogestione, sostitutiva
del mercato...
Sappiamo che Spinelli, Rossi e Colorni erano avversi alla cultura
nazionale e probabilmente la giudicavano – contrariamente a Galli della
Loggia - illusoria, meschina e sterile come ha fatto il Presidente
Napolitano a Ventotene ed Ernesto Rossi diceva di sè Io mi sono sentito
sempre più europeo che italiano o meglio, mi sono sentito italiano in quanto
questa qualità mi dava il modo di affermarmi come europeo.
Nel rivisitare le radici storiche del processo politico di unità del
continente sarebbe poi utile ricordare – come fa Lucio Levi nell’ultima
riedizione del Manifesto (Oscar Saggi Mondadori, maggio 2006 – Presentazione
di Tommaso Padoa Schioppa) – che il programma di Ventotene si impose
come la concezione più radicale ma anche la più matura e profonda dell’unità
europea; essa ispirò la dichiarazione dei combattenti della Resistenza di
nove paesi nel luglio del 1944 e fu diffusa tra i movimenti di resistenza di
tutta Europa.
Contrariamente a quel che pensa e scrive Galli della Loggia, non vi è
infine bisogno di includere nell’ideologia ufficiale della Repubblica
l’europeismo perché esso affonda le sue radici profonde nell’articolo 11
della nostra Costituzione, attraverso il quale l’Italia non solo ha
ripudiato la guerra come soluzione delle controversie internazionali ma ha
partecipato e partecipa attivamente al processo di superamento delle
divisioni nazionali nella prospettiva di una comune sovranità europea.
Dalle radici storiche dell’europeismo all’attualità dell’avvenire
dell’Europa il passo è apparentemente lungo anche se Padoa Schioppa ci
ricorda (nella sopra citata presentazione) che l’Europa ha imboccato la
strada di Ventotene ma, per non averla percorsa sino in fondo non è
pronta all’appuntamento con la storia, non è in condizione di esercitare
tutto il suo peso per spingere il mondo fuori dal dilemma
equilibrio-egemonia accompagnandolo verso un ordine mondiale fondato sul
diritto.
Di avvenire dell’Europa e di Costituzione europea hanno discusso in
Austria i ministri degli Esteri dei venticinque, in una riunione dove ha
fatto il suo esordio il neo-ministro italiano Massimo D’Alema. Essendo ormai
scontato il prolungamento della pausa di riflessione di un anno per
permettere di superare lo scoglio delle elezioni (presidenziali e
legislative) francesi e legislative olandesi, è apparsa evidente la
convergenza fra la Germania e l’Italia: il che rappresenta un buon segnale
in vista dell’incontro del 6 giugno a Berlino fra Angela Merkel e Romano
Prodi. A Roma e Berlino si condivide l’idea che occorre rilanciare il
processo costituzionale in Europa e che bisogna respingere sia l’idea di chi
propone (come il lussemburghese Juncker) di rinviare tutto al 2010 sia le
proposte di chi vuole abbandonare la Costituzione per “espiantare” alcune
sue parti nel Trattato di Nizza.
Da segnalare in Francia il sondaggio sulla Costituzione europea
effettuato da Libération (16 maggio 2006) la “tribuna” di Laurent Fabius
pubblicata da Le Monde il 22 maggio e l’intervista di Valéry Giscard d’Estaing
al Financial Times (23 maggio 2006). Jacques Delors ha poi confrontato il
suo punto di vista in Italia con Enrico Letta (Palazzo Farnese, 29 maggio
2006).
Per quanto riguarda il processo di ratifica del testo firmato a Roma il
29 ottobre 2004, ricordiamo che il Parlamento finlandese dovrebbe ratificare
o prima della fine di giugno – come chiede il governo – o in ottobre come
propone la commissione parlamentare competente (solo il 9% dei finlandesi
dice di conoscere il contenuto della Costituzione), che la Svezia potrebbe
procedere ad una ratifica parlamentare dopo le elezioni legislative del 24
settembre 2006, che in Portogallo potrebbe essere fissata la data del
referendum prima della fine dell’anno mentre l’Irlanda potrebbe attendere le
elezioni legislative del maggio 2007 (il ministro per gli affari europei
Treacy ha confermato recentemente l’impegno del suo paese a favore del testo
attuale). Resta incerta la situazione in Danimarca, nella Repubblica Ceca
(il presidente Klaus ha detto che la Costituzione europea non è all’ordine
del giorno), in Polonia e nel Regno Unito.
Sull’insieme del periodo di riflessione, suggeriamo infine di leggere la
rassegna mensile
Demain l’Europe di Cécile Barbier edita dall’Osservatorio
Sociale Europeo di Bruxelles.
Pier Virgilio Dastoli
Direttore della Rappresentanza in Italia
della Commissione europea
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