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(3 aprile 2006) -
Dopo un lungo periodo di astinenza collettiva, i ministri degli esteri dei
paesi membri e dei paesi candidati hanno colto l'occasione del Consiglio
europeo di primavera [23 e 24 marzo] per uno scambio di opinioni
sull'avvenire politico dell'Unione europea, rompendo il silenzio collettivo
che era stato loro imposto dai capi di Stato e di governo fino al prossimo
Vertice di giugno (15-16).
Con un approccio schematico, si potrebbe dire
che sono attualmente tre i grandi temi di riflessione dei governi in vista
della scadenza di giugno ma, soprattutto, della svolta che sarà imposta nel
2007 dalle elezioni francesi (presidenziali e legislative) e olandesi
(legislative) e dal Vertice a conclusione del semestre di presidenza tedesca
del Consiglio (giugno 2007).
Il primo tema riguarda la capacità di assorbimento
dell'Unione europea di nuovi paesi membri. Ricordiamo ai
nostri lettori che il Consiglio europeo di Copenaghen (21 giugno 1993) aveva
stabilito tre criteri per definire la capacità dei paesi candidati di
aderire all'Unione europea e tre criteri (il mantenimento della dinamica
dell'integrazione, il suo rafforzamento ed il consolidamento della coesione
e dell'efficacia dell'Unione) per definire la capacità dell'Unione di
accettare nuovi paesi membri.
In vista dell'adesione di Austria, Finlandia e Svezia nel 1995, migliaia
di pagine sono state scritte per provare la capacità di adesione di questi
nuovi paesi , decine di migliaia di pagine si sono accumulate sui tavoli dei
governi e dei parlamenti nazionali per confermare la capacità di adesione di
Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca,
Slovenia, Slovacchia, Ungheria nel 2004 ed ancora migliaia di pagine saranno
esaminate dalla Commissione europea e dal Consiglio per dare il via
definitivo all'adesione di Bulgaria e Romania nel 2007.
I governi hanno affrontato invece senza successo le conseguenze del
criterio di assorbimento prima con l'inutile Trattato di Amsterdam (entrato
in vigore tuttavia dopo l'adesione di Austria, Finlandia e Svezia) e poi con
il pessimo Trattato di Nizza ed ora nove governi (Danimarca, Estonia,
Finlandia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca,
Svezia) stanno privando i loro parlamenti nazionali od i loro popoli del
diritto sovrano di decidere sul trattato che adotta una costituzione per
l'Europa firmato a Roma da tutti i governi nazionali.
Mentre si prepara l'adesione di Bulgaria e Romania, l'Unione ha già dato
avvio ai negoziati di adesione con la Croazia e la Turchia, ha riconosciuto
lo status di candidato alla ex Repubblica iugoslava di Macedonia e si
appresta a riconoscerlo all'Albania, alla Bosnia-Erzegovina ed alla Serbia
(con un punto di interrogazione sul futuro del Montenegro e del Kosovo)
passando attraverso gli accordi di stabilizzazione e di associazione (ASA).
Altri paesi premono alle porte dell'Unione europea dall'Europa orientale
(Ucraina e Moldova, innanzitutto), inizialmente incoraggiati
dall'atteggiamento del Consiglio e del Parlamento europeo che - respingendo
l'approccio selettivo della Commissione Prodi - non hanno voluto escludere
che la politica europea di prossimità o vicinato possa essere per molti
l'anticamera della candidatura all'adesione.
È così che, oltre ai Balcani, alcuni considerano i paesi del Caucaso
(Armenia, Azerbaigian, Georgia) od anche Israele e la Russia come potenziali
candidati pensando che - in un futuro indefinito - le frontiere dell'Unione
potranno coincidere con quelle del Consiglio d'Europa.
Dallo scambio di opinioni fra i ministri degli esteri sembra ora emergere
invece un accordo sulla necessità di dare finalmente la priorità
all'approfondimento rallentando il calendario dell'allargamento. I ministri
hanno così reagito positivamente al richiamo inviato loro dal Parlamento
europeo con la risoluzione del 21 marzo scorso sulla strategia di
allargamento (rapporto Brok) nella quale si ricorda il criterio di
Copenaghen della capacità di assorbimento, si propone un sistema di
relazioni multilaterali alternativo all'allargamento e si chiede di definire
la natura dell'Unione europea a partire dalle sue frontiere geografiche.
La linea del Parlamento europeo corrisponde del resto agli orientamenti
dell'opinione pubblica europea che è tendenzialmente contraria a prossimi
allargamenti con punte del 60% di opposizione in Francia e Germania.
Vedremo se i capi di Stato e di governo seguiranno l'orientamento dei
loro ministri o si piegheranno alle richieste della Germania, che ha sempre
sostenuto l'adesione della Croazia, e del Regno Unito che continua a premere
il piede sull'acceleratore degli allargamenti.
Il secondo tema è quello dell'integrazione differenziata
e cioè della possibilità che alcuni paesi approfondiscano la loro
collaborazione ad una velocità maggiore di altri, o attraverso il meccanismo
delle cooperazioni rafforzate o attraverso la costituzione di un'avanguardia
o un gruppo di pionieri che avanzerebbero da soli sulla via
dell'integrazione politica.
È la tesi che il Presidente Ciampi ha ripetuto nel suo viaggio a Berlino
del 28 marzo quando ha dichiarato che "l'obiettivo è di progredire a 25" ma
che "non è accettabile che, in assenza dell'unanimità, il progetto politico
europeo venga snaturato. Ben vengano dunque le avanguardie, non simbolo di
egoismo e di divisione ma di fiducia nella capacità di tradurre in atto le
capacità dell'Europa".
È la tesi sviluppata anche dal primo ministro belga Guy Verhofstadt nel
suo "manifesto per gli Stati Uniti d'Europa", presentato il 30 marzo a Roma
insieme a Giuliano Amato, Romano Prodi e Walter Veltroni. Di fronte
all'incerto avvenire della Costituzione europea, il primo ministro belga fa
appello alla comune responsabilità dei dodici paesi membri della zona Euro
proponendo un progetto politico-istituzionale e lanciando l'idea di un
vertice fra questi paesi all'inizio del 2007.
L'idea del gruppo di pionieri o dell'avanguardia è condivisa dai francesi
ma si scontra con l'opposizione dichiarata del governo tedesco e della
presidenza austriaca, oltre che con la tradizionale ostilità della
Commissione europea, che fa valere il suo ruolo di guardiana dei trattati e
ritiene che la formazione di tale avanguardia rappresenterebbe una
violazione del principio di solidarietà comunitaria.
Il terzo tema è quello dell’avvenire della Costituzione
europea. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le
dichiarazioni di leader di partito e di governo, i due maggiori gruppi
politici al Parlamento europeo hanno separatamente adottato - il
PPE-ED
a Roma ed il
PSE a Praga - e non senza contrasti interni due manifesti sull'avvenire
dell'Europa, mentre studiosi ed esperti si lanciano nuovamente in attività
di ricerca sul futuro della Costituzione europea.
In vista del Consiglio europeo di giugno, i commissari europei torneranno
a riunirsi a Laeken [Belgio] il 27 e 28 aprile per riflettere insieme su un
progetto di road-map sull'avvenire dell'Europa.
Il presidente Barroso presenterà quindi le idee della Commissione europea
prima ai ministri degli esteri dell'Unione europea e poi in occasione della
Conferenza del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, che si
svolgerà a Bruxelles il 9 maggio.
Sull'avvenire della costituzione europea si confrontano varie posizioni
ma fino ad ora nessun governo nazionale e nemmeno il Parlamento europeo
hanno indicato con precisione la via da seguire. I calendari politici
nazionali con le elezioni in Francia e Paesi Bassi nella primavera del 2007
(ma ci saranno elezioni anche in Austria, Belgio, Finlandia e Irlanda)
lasciano supporre che il Consiglio europeo che concluderà il semestre di
presidenza tedesca del Consiglio non sarà in grado di discutere ed adottare
una posizione definitiva.
Ci sono i difensori ad oltranza della Costituzione europea così come essa
è stata adottata dalla Convenzione europea e poi firmata a Roma dai governi
il 29 ottobre 2004.
Secondo questa posizione, il processo di ratifiche nazionali deve andare
avanti nei nove paesi che non si sono ancora pronunziati in modo tale da
raggiungere almeno l'80 % dei "sì" (20 su 25) previsto dalla Dichiarazione
n. 23 che accompagna la Costituzione.
È la posizione espressa nel manifesto del PPE ma sostenuta anche dalla
maggioranza dei socialisti europei e condivisa da movimenti di opinione come
gli europeisti tradizionali [movimento europeo o unione dei federalisti] o
da nuove organizzazioni come la francese
sauvons l'europe.
È l'opinione sopratutto del governo tedesco che conta su una massa
critica di ratifiche in vista del suo semestre di presidenza e di un vertice
straordinario in occasione dei cinquant'anni dei trattati di Roma che i
tedeschi vorrebbero a Berlino, gli italiani a Roma ed i belgi a Bruxelles.
Le opinioni divergono poi sul seguito che dovrà essere dato a conclusione
del processo di ratifiche nell'ipotesi - molto improbabile - che la Francia
ed i Paesi Bassi restassero isolati nel loro "no".
Secondo l'opinione prevalente in Germania, il testo della Costituzione
dovrebbe rimanere sostanzialmente invariato con modifiche marginali adottate
da una Conferenza intergovernativa ed un’eventuale dichiarazione solenne sul
modello sociale europeo. Quest'approccio dovrebbe aprire la via alle
ratifiche francese e olandese, evitare nuove ratifiche nei paesi che hanno
già adottato la costituzione e consentire la sua entrata in vigore entro il
2009.
La seconda posizione si fonda sull'opinione (maggioritaria) che la
Costituzione non potrà entrare in vigore senza modifiche sostanziali e che
la via migliore per salvaguardarne gli elementi fondamentali è di proporre
nuovamente alla ratifica francese ed olandese il testo originario senza la
parte terza (le politiche dell'Unione, ovvero i trattati attuali).
Nel primo e nel secondo caso, molti sostengono la proposta di un
referendum confermativo in occasione delle elezioni europee del giugno 2009.
Nellla riunione dei ministri degli esteri del 23 marzo, è emersa anche
l'idea di un trattato breve, limitato ad alcune modifiche di carattere
istituzionale (il presidente del consiglio europeo, il ministro degli
esteri, la composizione della Commissione..), che possa entrare in vigore
prima del 2009. Alcuni delle modifiche immaginate non richiederebbero
neppure delle ratifiche parlamentari e questo trattato breve lascerebbe
aperta la strada di una futura entrata in vigore della Costituzione europea.
La terza posizione è quella di chi continua a ritenere che l’Unione
europea debba essere dotata di una Costituzione ma che – considerato il “no”
francese ed olandese – sia illusorio pensare ad una soluzione che permetta
di far entrare in vigore il testo firmato a Roma, seppure “alleggerito”
dall’esclusione della parte terza. Sarebbe dunque più realista convocare –
eventualmente su iniziativa del Parlamento europeo – una nuova Convenzione
con il mandato di redigere un nuovo testo che tenga conto dei risultati del
dibattito sull’avvenire dell’Europa. Questa posizione è stata discussa a
lungo nella commissione affari costituzionali del Parlamento europeo sulla
base delle proposte iniziali dei relatori Duff e Voggenhuber ma non ha
riscosso il consenso maggioritario dell’Assemblea che ha deciso alla fine di
lasciare aperta la scelta delle opzioni sull’impasse costituzionale. Anche i
sostenitori di questa soluzione ritengono che si debba lavorare sull’ipotesi
di un referendum europeo da abbinare alle elezioni europee del giugno 2009.
Vi è infine chi ritiene che il “no” alla Costituzione europea ha segnato
la fine del processo di integrazione politica dell’Europa e che –
accantonata l’illusione di un’Unione fondata su un modello federale –
occorra tornare ad un sistema di cooperazione fra identità e sovranità
nazionali. Sostenuta dai tradizionali movimenti euro-scettici ed
euro-nazionalisti, questa posizione è sostenuta anche in Italia da
opinionisti (cfr. ad esempio l’ultimo numero della rivista Limes) o da
personalità politiche (cfr. le tesi della Fondazione Magna Charta, animata
dal presidente del Senato Marcello Pera).
Sul tema dell’avvenire dell’Europa, la Commissione europa ha lanciato una
discussione via internet:
Debate Europe,
sollecitando anche la promozione di questo dibattito attraverso altri siti
internet utilizzando il logo
Debate
Europe.
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