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Via al bilancio dell’Europa -

La presidenza passa all’Austria. 

 

Tony Blair si avvia a chiudere con un doppio, rilevante, risultato la propria presidenza di turno dell'Ue: dopo il via libera ai negoziati sull'adesione della Turchia deciso ad ottobre, il premier ha incassato anche l'approvazione da parte dei partner europei del bilancio comunitario per il 2007-13. Nonostante l'ondata di critiche che Blair sta affrontando in Gran Bretagna a causa della questione del rimborso, visto da Bruxelles il semestre condotto dall'euroscettica Londra ha sicuramente superato la prova. Un risultato importante che, nel caso del bilancio, è stato il frutto non solo della mediazione svolta da Londra, ma anche dal ruolo chiave che nella lunga maratona notturna ha avuto l'esordiente cancelliere tedesco, Angela Merkel.
Fra i più convinti nel sottolineare l'importanza del risultato raggiunto sul bilancio c'è per esempio Josè Manuel Durao Barroso. Pochi giorni fa, il presidente della Commissione Ue aveva chiamato Blair lo 'sceriffo di Nottingham', visto che le bozze londinesi sul bilancio sembravano voler togliere le risorse finanziarie ai poveri (i nuovi stati membri dell'Ue) per infilarle nelle tasche dei ricchi (i 'vecchì opulenti Quindici). Barroso ha invece sottolineato che, in un modo o in un altro, l'accordo sul bilancio rappresenta «un'importante segnale politico per l'Europa». E infatti, anche se il budget siglato a Bruxelles è forse troppo austero per rimettere in carreggiata il complicato processo dell'integrazione europea, essa ha certo evitato che il 2005 possa entrare nella storia come un 'annus horribilis'.
L'accordo sul budget è basato su due importanti tematiche che, oltre ad intrecciarsi tra di loro, rappresentano la prima tappa della strada verso la quale l'intero edificio comunitario s'incamminerà nei prossimi anni. Uno dei passaggi centrali delle nuove prospettive finanziarie sottolinea infatti che la Commissione europea presenterà nel 2008-09 «un'ampia revisione di tutti gli aspetti della spesa dell'Ue, inclusa la Politica agricola comune, ma anche del rimborso britannico». In termini politici, ciò vuol dire che proprio le due questioni che per mesi sono stati al centro delle discussioni sul budget - il controverso 'rebatè e la Pac - saranno al centro di una minuziosa verifica, al termine della quale emergerà un'Ue rinnovata, con delle strutture interne (in termini di politiche e di funzionamento delle istituzioni) in grado di reggere le sfide del momento. Molto probabilmente si tratterà di un'Unione che avrà da una parte accantonato lo sconto a Londra - strumento creato nel lontano 1984 - e dall'altra ammodernato la propria politica agricola. Un bel passo avanti, anche se tali riforme sono destinate ad entrare in vigore solo una volta completato il bilancio e cioè a partire dal 2013.
La presidenza europea dal primo gennaio sarà in mano all'Austria del cancelliere Wolfgang Schuessel. A dare una traccia su quello che sarà uno dei punti chiave del programma austriaco è stato il vice-presidente della Commissione Ue, Guenter Verheugen, che in un'intervista pubblicata in un quotidiano tedesco ha sottolineato che Vienna dovrà cercare di rispondere soprattutto ad una domanda: «A quanti paesi è in grado di far fronte l'Ue?». Nel rilevare che l'intesa sul budget non chiude «la crisi» europea, Verheugen ricorda che i Venticinque si trovano «in una pausa di riflessione: ma tutti noi - precisa - vediamo la pausa, non la riflessione».