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(ANSA) - BRUXELLES, 1 GEN
- ''Fiducia, chiarezza e dinamismo''. Sono gli imperativi che si e' fissata
l'Austria per gestire il suo semestre di presidenza dell'Unione europea,
cominciato oggi. Li ha enunciati il ministro degli esteri Ursula Plassnik
ricordando che, dopo i buoni risultati del 2004, c'e' stato un 2005
tribolato, con lo stop alla ratifica della Costituzione europea da parte di
Francia ed Olanda e le divergenze su alcuni importanti dossier, che hanno
ulteriormente ridotto la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee.
''L'Austria vuole utilizzare la sua presidenza per riavvicinare di nuovo l'Ue
ai cittadini e consolidare la loro fiducia nel progetto europeo'', ha detto
il cancelliere Wolfgang Schuessel, garantendo che il suo paese intende dare
''nuovo slancio all'Europa''.
La promessa, nel suo caso, appare d'obbligo. Solo cinque anni fa Vienna e'
stata oggetto di sanzioni da parte degli altri 14 membri dell'Ue per aver
aperto le porte del governo al partito guidato dal leader dell'estrema
destra Jorg Haider. Schuessel, inoltre, capeggia un partito ed un paese dove
e' alto il numero degli euroscettici, il che perpetua la situazione
esistente gia' con la presidenza uscente britannica.
Uno degli elementi considerati positivi e', invece, l'appartenenza
dell'Austria al drappello dei paesi piccoli. Ormai nelle istituzioni europee
si rafforza la tendenza a giudicare negativamente le presidenze degli stati
grandi e ad assegnare i voti migliori ai piccoli paesi.
Schuessel, la signora Plassnik e l'esecutivo di Vienna ricevono da Tony
Blair un'eredita certamente pesante, malgrado l'accordo raggiunto in
extremis nell'ultimo vertice sulla questione delle prospettive finanziarie
2007-2013.
I governi - quasi tutti alle prese con una crisi di popolarita' interna -
continuano ad utilizzare l'Ue quale valvola di scarico, addebitandole anche
colpe che non ha, visto che l'ultima parola sulle decisioni prese spetta
agli stati. C'e' poi l'handicap della ripresa economica, che va al rilento.
A dare continuita' tra la presidenza uscente e quella che si e' insediata
oggi ci sara' intanto la questione del bilancio. L'accordicchio sancito tra
i capi di stato e di governo non va bene, come era scontato, al Parlamento
europeo. E' troppo al ribasso, peggiore di quello proposto dalla presidenza
lussemburghese, bocciato in giugno. Ora si dovra' trovare un'intesa a tre:
Parlamento europeo, Commissione e governi.
Vienna dovra' mediare, ma era tra i sei paesi firmatari della lettera che
voleva abbassare il contributo degli stati all'uno per cento del reddito
nazionale lordo.
Legati al bilancio ci sono tutti i problemi connessi alle iniziative da
adottare per rilanciare l'economia, promuovere l'occupazione e dare maggior
spinta al settore della ricerca, rimessi in discussione dai tagli fatti.
Nel cassetto l'Austria trova anche la Costituzione per ora oggetto di una
''pausa di riflessione'', che e' sembrata soprattutto un modo per
accantonare un tema spinoso. Schuessel ha genericamente parlato della
necessita' di ''trovare un diverso modo di procedere''. Altri leader europei
hanno accennato ad iniziative di rilancio non ben definite. Entro giugno
dovranno essere presentate proposte concrete.
Un altro dossier difficile e' quello della liberalizzazione dei servizi, la
famosa direttiva Bolkestein sulla quale alla popolazione sono arrivate
indicazioni anche sbagliate, certo contraddittorie, contribuendo a minare la
credibilita' dell'Ue agli occhi dei cittadini.
Il 2006 sara', infine, un anno importante per il processo di allargamento,
con le ultime sentenze per Bulgaria e Romania - che dovrebbero entrare a
tutti gli effetti nell'Unione europea esattamente tra un anno - altre fasi
determinanti per il delicato processo di adesione della Turchia e scelte
forse decisive per i Balcani, dove il futuro status del Kosovo si prospetta
quale una pericolosa mina vagante |
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