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I francesi dicono no alla ratifica del Trattato Ue.
Secondo
il ministro dell'Interno, Dominique de Villepin, ha annunciato il no ha
ottenuto il 54,87 per cento, pari a 15.422.659 voti, mentre il sì ha
avuto il 45,13 per cento (12.686.732 voti). Il tasso di astensione è
stato del 30,26 per cento. Alta l'affluenza alle urne.
La
prima conseguenza del convinto 'nò francese alla costituzione europea
sarà con ogni probabilità una pesante influenza sul referendum con cui
gli elettori olandesi dovranno esprimersi mercoledì. Se anche in Olanda
-che con la
Francia
e uno dei Paesi fondatori- prevarrà il fronte del rifiuto le cose si
metteranno male per il progetto di un'Europa unita.
Sul piano politico, l'ampio margine con cui hanno vinto i «no» esclude
ogni possibilità di riconvocare l'elettorato.
Il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Durao Barroso, e
il presidente di turno del Consiglio europeo, il primo ministro del
Lussemburgo, Jean-Claude Juncker, hanno in programma un'operazione
mediatica intesa a rassicurare gli europei sulla continuità del
funzionamento delle istituzioni europee, a prescindere dal risultato del
referendum francese.
Resterà in vigore comunque il Trattato di Nizza, concluso nel
2000, con il suo complesso sistema di voto ponderato nelle istituzioni
comunitarie, un sistema che molti considerano paralizzante.
I capi di Stato e di governo dei venticinque venticinque Paesi membri
terranno comunque il loro vertice semestrale il 16 e 17 giugno a
Bruxelles, e in quella sede decideranno cosa fare. L'ammissione di
Romania e Bulgaria si compierà in ogni caso nel 2007, poichè i trattati
di adesione sono già stati firmati, mentre qualche dubbio in più
potrebbe sorgere per altri Paesi balcanici, oltre che per l'Ucraina e
la Turchia.
L'Europa incassa il colpo della vittoria del 'nò al referendum
francese e tira dritto per la sua strada. Questo il messaggio che è
venuto dalle tre istituzioni europee, Consiglio, Parlamento e
Commissione, pur esprimendo, in una dichiarazione congiunta, tutto il
loro rispetto per il voto espresso democraticamente dai cittadini
francesi. Il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e
il presidente di turno dell'Unione europea, il premier lussemburghese
Jean Claude Juncker, hanno raccolto le idee per una buona mezz'ora dopo
l'intervento alla nazione del presidente della Repubblica francese
Jacques Chirac e si sono presentati nella sala stampa gremita dell'eurogoverno.
Il messaggio, che hanno detto e ribadito a più riprese, rispondendo
anche alle domande dei giornalisti, è che le istituzioni europee
lavorano normalmente, che tutti gli altri quindici paesi che si devono
esprimere, lo faranno liberamente e che solo alla fine si potrà fare una
analisi davvero dettagliata dell'orientamento europeo sulla nuova Carta
costituzionale. Quello che conta però, hanno insistito Juncker e Barroso è che già
da ora si cominci a riflettere sulle indicazioni venute dai
cittadini francesi, anche se i due campi, quello del sì e quello del
no, ha rilevato Juncker, erano attraversati da contraddizioni. |