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CE. rAPPRESENTANZA IN iTALIA

31.05.2005

 
 

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COSTITUZIONE

IN FRANCIA SI IMPONE IL NO

La dichiarazione congiunta di José Manuel Barroso, Jean Claude Juncker e Josep Borrell
 

 

I cittadini francesi hanno votato contro la Costituzione europea. Nel referendum che si è tenuto domenica 29 maggio, il 54,87% ha detto “no” alla ratifica del Trattato costituzionale, contro il 45,13%.
In una dichiarazione congiunta, il presidente della Commissione José Manuel Barroso, il presidente di turno dell'Unione europea Jean Claude Juncker e il presidente del Parlamento Josep Borrell Fontelles hanno commentato i risultati del referendum in Francia:
“Prendiamo atto del fatto che oggi, domenica 29 maggio, gli elettori francesi hanno scelto di dire no alla ratifica del Trattato costituzionale.
Esprimiamo il nostro rammarico per questa scelta operata da uno Stato membro che per 50 anni è stato uno dei motori essenziali della costruzione del nostro futuro comune.
Rispettiamo pienamente l’espressione della volontà democratica, che si è manifestata al termine di un intenso dibattito. Il risultato del referendum francese merita un’analisi approfondita, in primo luogo da parte delle autorità francesi. Le istituzioni dell’Unione europea dovranno anch’esse, per la loro parte, riflettere sui risultati dell’intero processo di ratifica.
Occorre peraltro ricordare che nove Stati membri, che rappresentano quasi la metà (49%) della popolazione europea, hanno già ratificato il Trattato costituzionale, in un caso a seguito di un referendum dall’esito ampiamente positivo, e che la maggioranza degli Stati membri non ha ancora concluso il processo di ratifica.
Il tenore del dibattito in Francia e l’esito del referendum rafforzano d’altronde la nostra convinzione secondo cui i responsabili politici nazionali ed europei devono impegnarsi più a fondo per spiegare la portata reale della posta in gioco e la natura delle soluzioni che soltanto l’Europa può offrire. Continuiamo a credere che, di fronte ad un mondo che cambia sempre più velocemente, una risposta a livello europeo resti la soluzione migliore e più efficace.
Dobbiamo chiederci in che modo ciascuno di noi – governi nazionali, istituzioni europee, partiti politici, parti sociali, società civile – può contribuire a una migliore comprensione di questo progetto, la cui legittimazione non può che derivare dall’ascolto dei cittadini.
La costruzione europea è per sua natura complessa. L’Europa ha già conosciuto momenti difficili ed ogni volta ne è uscita rafforzata e migliore di prima, pronta a far fronte alle sfide e alle responsabilità che le si presentano. Oggi l’Europa prosegue e le sue istituzioni funzionano pienamente. Siamo consapevoli delle difficoltà, ma abbiamo fiducia nel fatto che ancora una volta troveremo gli strumenti per far progredire l’Unione europea. Insieme, siamo determinati a contribuire al raggiungimento di questo obiettivo”.

 

 

 

Mercoledì 1° giugno toccherà ai cittadini olandesi esprimersi sulla Costituzione europea. Gli altri paesi dove quest’anno è previsto il referendum sono il Portogallo, la Danimarca, il Lussemburgo e la Polonia; nel 2006 voteranno invece il Regno Unito, la Repubblica ceca e l’Irlanda. A ricorrere all’approvazione parlamentare saranno invece il Belgio, Cipro, l’Estonia, la Svezia, Malta, la Finlandia e la Lettonia.
I paesi ad aver già ratificato il Trattato costituzionale sono, in ordine cronologico, la Lituania, l’Ungheria, la Slovenia, l’Italia, la Grecia, la Slovacchia, la Spagna, l’Austria e la Germania. Di questi, soltanto la Spagna è ricorsa al voto popolare: addirittura il 76% degli spagnoli si era dichiarato favorevole alla ratifica.
30 maggio 2005