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UE:
FONDI 2007-2013,
SICURE CAMPANIA, PUGLIA,CALABRIA,SICILIA
PRONTI NUOVI ORIENTAMENTI STRATEGICI
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Danuta Huebner |
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REGIONI IN OBIETTIVO 1 |
% PIL |
% DISOCCCUPAZIONE |
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CAMPANIA |
71,7 |
20,2 |
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PUGLIA |
72,4 |
13,8 |
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CALABRIA |
67,9 |
23,4 |
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SICILIA |
71,9 |
20,1 |
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REGIONI IN USCITA |
% PIL |
% DISOCCCUPAZIONE |
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BASILICATA |
77,5 |
16,1 |
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SARDEGNA |
82,6 |
16,9 |
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Punta al
sostegno della crescita e dell'occupazione il documento strategico in
materia di politica di coesione per il periodo 2007-2013, che la
commissaria europea alla politica regionale Danuta Hubner si prepara a
presentare la prossima settimana a Bruxelles.
Intanto però
giunge la notizia che Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si
confermano come le regioni che in Italia potranno continuare a
beneficiare dal 2007 al 2013 dei fondi strutturali europei per le aree
più in ritardo economico in Europa.
I dati emergono
dalle ultime statistiche di Eurostat sul Pil regionale, che l'Ansa è in
grado di anticipare, ma che rivelano alcune sorprese: Malta e Dresda
(Germania), ad esempio, che in gennaio erano date in uscita dalle aree
più in ritardo, ora sono di ritorno nell'obiettivo 1, con la
conseguenza che saranno necessari più fondi per ridurre il divario tra
le regioni più povere e quelle più ricche in Europa.
Nessuna
sorpresa invece per la Basilicata che si trova sempre nel gruppo delle
regioni in uscita dall'obiettivo 1 per effetto statistico, ossia per il
fatto che con l'entrata nell'Ue di dieci paesi più poveri si è
abbassata la soglia di ricchezza a partire dalla quale una regione non
ha più diritto ai benefici dei fondi strutturali per le aree in ritardo
economico.
Per la
Sardegna, Eurostat conferma che la Regione sarebbe uscita ugualmente
dai benefici dell'obiettivo 1 anche senza l'allargamento dell'Ue.
Nel caso della
Basilicata e soprattutto della Sardegna, sottolineano fondi
comunitarie, la grossa incognita è rappresentata dal difficile
negoziato in corso tra i 25 partner europei sulla fissazione delle
risorse per alimentare i bilanci Ue 2007-2013 che vede l'Italia
sostenere con forza tra l'altro la politica di coesione.
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Anche il
Parlamento europeo si è pronunciato in favore, ma la presidenza
lussemburghese dell'Ue, costretta a fare i conti con i paesi che
vogliono stringere i cordoni della borsa, ha suggerito di ridurre i
benefici alle regioni in uscita, come la Sardegna.
Il dibattito
comunque è ancora estremamente aperto e nulla è ancora deciso. In caso
di rinvio al 2006 dell'accordo sulle prospettive finanziarie 2007-2013,
le statistiche sul Pil regionale dovrebbero essere riviste il prossimo
anno.
Intanto la
commissaria Hubner gioca di anticipo con la messa a punto di un
documento di orientamenti strategici in materia di politica di coesione
che, una volta approvato dai 25, sarà lo zoccolo duro per realizzare i
quadri strategici dei singoli paesi e quindi dei programmi individuali.
l documento,
che l'Ansa è in grado di anticipare, punta a cinque grandi priorità. In
primo luogo, rendere attrattivi gli investimenti a livello regionale;
quindi rafforzare l'innovazione e la società della conoscenza;
sostenere la creazione di posti di lavoro di qualità; rafforzare la
coesione territoriale delle città e delle zone rurali; infine
migliorare la governance, ossia l'efficacia a livello amministrativo
per l'attuazione dei programmi e in generale la performance economica
degli stati membri.
Nella
tabella sopra riportata,
i dati statistici sul Pil e la percentuale di disoccupazione regionale
2000-2001-2002, aggiornati all'aprile 2005 che sono alla base della
decisione sui fondi strutturali 2007-2013.
Per l'Italia
riportiamo le regioni che rimarranno in obiettivo 1 (il Pil è inferiore
al 75% dei quello Ue); quelle in uscita per effetto statistico
(allargamento), e quelle in uscita per effetto naturale (crescita
economica). Il tasso di disoccupazione regionale è importante in quanto
ha un impatto sul livello degli aiuti.
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