La Corte di giustizia europea ha ricevuto il ricorso avviato dalla
Commissione europea contro l’Italia per aver mantenuto in vigore la “tassa
per l’ambiente” introdotta dalla Regione Sicilia nel 2002, sul gas naturale
trasportato dall’Algeria, attraverso un gasdotto di proprietà privata.
La
Commissione europea ha avviato nel luglio 2004 una procedura di infrazione
contro l’Italia in quanto ritiene che la legge siciliana (del 26 marzo 2002)
istituisce una tassa equivalente ad un dazio all'importazione o
all’esportazione, a seconda della destinazione dei prodotti, in violazione
con i principi della tariffa doganale comune. Per l’esecutivo non è
possibile che un paese introduca unilateralmente nuove tasse, come è stato
fatto invece in questo caso con la legge sul trasporto di gas dall’Algeria.
Di fatto la “tassa ambientale” non dovrebbe essere mai stata percepita in
quanto i proprietari del gasdotto - tra cui l’Eni – l’hanno sempre
contestata.
La Corte
di giustizia europea si è già pronunciata contro i diritti applicati sul
trasporto dei prodotti. I giudici europei hanno tra l’altro condannato il
comune di Carrara, in Toscana, che applicava un antichissimo diritto di
transito sul marmo che usciva dal suo comune.