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BRUXELLES, 17 GIU - L' Europa prende tempo, dilata al massimo il processo
delle ratifiche della Costituzione, rinvia il problema in attesa di tempi
migliori, si prende un lunghissima pausa di riflessione, di spiegazione,
di dialogo.
Di
fatto, l'Europa allontana il momento in cui dovra' guardare in faccia la
realta' di una Costituzione che non fa innamorare i suoi cittadini e il
momento in cui dovra' probabilmente provare a immaginare un percorso
nuovo e diverso da quello percorso fino ad oggi.
Al
termine della prima giornata di uno dei vertici piu' difficili della
storia della costruzione europea, i 25 si inventano una faticosa e poco
convincente quadratura del cerchio sul tema strategico della ratifica
costituzionale. Riuniti al Justus Lipsius di Bruxelles - in un'atmosfera
di profonda crisi e piuttosto a corto di idee - i 25 leader concordano
sulla necessita' di una lunghissima ''pausa di riflessione'' - fino a
meta' del 2007 - da usare per riflettere e dialogare con le varie
componenti sociali europee, per capire gli europei e far capire agli
europei dove l'Ue vuole andare. In questo periodo i singoli stati
decideranno autonomamente se andare avanti con le loro ratifiche o
rinviare, anche se l'auspicio e' che le ratifiche referendarie - piu' a
rischio - possano essere rimandate.
La
Danimarca ha gia' annunciato il rinvio del suo referendum previsto per il
27 settembre, mentre sara' il parlamento lussemburghese a decidere sul
referendum in programma nel Granducato il prossimo 10 luglio.
Mentre attendevano con ansia lo scontro di oggi sul bilancio e il
possibile fallimento del vertice, i leader europei hanno cercato di
individuare una formula che, per quanto fumosa, possa tenere in vita il
sogno di una Costituzione europea.
In
realta' il lungo rinvio deciso certifica una crisi profonda, con pochi
precedenti e con poche possibilita' di risolversi positivamente. Due anni
sono lunghi e i leader europei contano sul fattore tempo per poter
sconfiggere le pulsioni antieuropeiste e gestire il malessere e lo
scontento che attraversano l'Europa di inizio millennio. Ma lo stop e' di
quelli pesanti ed sara' difficile assorbire la botta.
Al
termine di questa prima drammatica giornata del summit, il premier
lussemburghese Jean Claude Juncker si e' presentato in sala stampa
spiegando che di fronte ai ''timori'' che si sono manifestati fra i
cittadini europei non si puo' fare ''come se nulla fosse successo'' in
Francia e in Olanda. Per questo, ha aggiunto, i leader europei hanno
convenuto che in ''tutti i paesi dell'Unione europea'' ci sia un
''periodo di riflessione''.
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La
data del primo novembre 2006 come fine del processo di ratifiche non e'
''piu' sostenibile perche' chi non ha ancora ratificato non e' in grado
di fornirci una risposta prima della meta' del 2007''. ''Bisogna dare
tempo al tempo'', ha detto Juncker, sottolineando che i paesi che
intendono procedere con ratifica parlamentare e quelli che intendono
indire referendum lo decideranno secondo i tempi e le modalita' che
decideranno sovranamente. Juncker ha ipotizzato che gli Stati che
procederanno con il referendum ''possano avere un periodo di riflessione
e dibattito piu' lungo rispetto a quello che scelgono il voto
parlamentare'' In questo scenario depresso e privo di visione futura, una
soluzione all'intricato nodo delle prospettive finanziarie 2007-2013
appare al momento parecchio lontana. Oggi, il vertice ha in programma il
delicato e burrascoso dibattito sul bilancio. Su questo aspetto, l'ultima
proposta lussemburghese non ha cambiato molto le carte in tavola. Le
posizioni rimangono quelle note con la Francia e la Gran Bretagna in
rotta di collisione e altri Paesi, come l' Olanda, che hanno gia' detto
no e altri che aspettano altri miglioramenti per domani. Il ministro
degli esteri inglese Jack Straw ha gia' spiegato chiaramente che al
momento la proposta della presidenza lussemburghese rimane ''non
accettabile''. Al momento non ci sono margini di manovra. Rimane soltanto
una notte per evitare un altro rinvio e il fallimento del summit. PST
(Dall' inviato Stefano Polli) (ANSA) -
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