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Contro il provvedimento sui trucioli la Cia-Confederazione italiana
agricoltori ricorre alla giustizia europea. E' stata avviata,
infatti, un'azione giudiziaria per contrastare una misura
comunitaria che "non garantisce, anzi inganna, i consumatori e
penalizza i produttori vitivinicoli".
"Questa nostra iniziativa alla Corte di Giustizia Ue - commenta il
presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi - si é resa
necessaria perché il nuovo regolamento europeo che consente l'uso
dei 'trucioli' per invecchiare artificialmente il vino introduce un
pericoloso precedente. |
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I consumatori sono
praticamente indifesi davanti ad un'etichettatura, prevista dal
provvedimento, tutt'altro che chiara. Mentre i produttori risultano
fortemente danneggiati. Si confonde, infatti, un prodotto
invecchiato con tecniche tradizionali in botti di legno, che ha
tempi lunghi e soprattutto costi notevoli, con un metodo 'rapido',
meno oneroso sotto il profilo economico e certamente molto inferiore
sotto l'aspetto qualitativo".
"In un contesto del genere - aggiunge Politi - il recente decreto
del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo
De Castro, che vieta l'utilizzo dei trucioli per i vini Doc e Docg,
non poteva essere diversamente. Esso si muove all'interno di un
provvedimento, quello adottato dall'Ue, che non consente ampi
margini di manovra. Quello da cambiare è, quindi, il regolamento
comunitario". "Vogliamo una corretta informazione in etichetta -
rimarca il presidente della Cia -. Una valida trasparenza che
permetta di riconoscere la provenienza del prodotto e con quale
sistema sia stato invecchiato".
"La norma comunitaria - rileva ancora Politi - rischia di
pregiudicare le tradizioni e il legame con il territorio delle
nostre produzioni vitivinicole, a tutto vantaggio di quelle dove è
crescente l'utilizzo del truciolo, dal Cile agli Stati Uniti,
dall'Australia al Sud Africa. Produzioni queste che risulterebbero
molto più competitive sui mercati internazionali, in quanto
l'invecchiamento in 'barrique' é più costoso".
"La Cia - conclude il
presidente della Confederazione - con la sua azione legale vuole,
insomma, tutelare le produzioni di qualità del nostro settore
vitivinicolo, che stanno riscuotendo sui mercati mondiali un
successo straordinario.
Un impegno, quello dei vitivinicoltori italiani, che adesso rischia
di naufragare davanti alla nuova regolamentazione Ue, penalizzante,
ingannevole e mortificante. Da qui la scelta della via giudiziaria
per far modificare il provvedimento.
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