Il futuro del settore agricolo è nella cooperazione
mediterranea.
Soltanto attivando sinergie tra i Paesi rivieraschi si
può spostare
l'asse geografico degli interessi economici dal centro
Europa
al cuore del Mediterraneo.
È stato questo il focus del seminario organizzato
dall'assessorato regionale all'Agricoltura e dal
Carrefour Sicilia Occidentale col sostegno della
presidenza della Regione Siciliana, che si è svolto
stamani a Medial, la mostra specializzata dell'agroalimentare
in corso alla Fiera del Mediterraneo di Palermo.
«La politica europea di prossimità si pone quale
obiettivo principale la condivisione dei vantaggi
derivanti dagli strumenti comunitari di sostegno, anche
con i Paesi confinanti - ha spiegato Maurizio Caldarone,
dirigente per le relazioni esterne della Commissione
europea -. Sotto questo profilo la logica della
contrapposizione appare superata ed ancor più lo sarà in
futuro, nel 2007, quando la politica di prossimità godrà
di nuovi strumenti di sostegno».
Secondo Dario Cartabellotta, dirigente dell'assessorato
regionale
all'Agricoltura, la formazione costituisce uno degli
aspetti
di maggiore importanza. «Abbiamo necessità - ha detto -
di
formare personale in grado di scandagliare le realtà
internazionali
e fornirci indicazioni puntuali sulle reali potenzialità
delle
nostre produzioni, in un'ottica globale».
«L'apertura del grande mercato unico mediterraneo
comporterà
per i nostri produttori agricoli uno sforzo non
indifferente - ha
detto Maurizio Madonia, responsabile per il credito
agrario dell'area commerciale del Banco di Sicilia — cui
le banche saranno
inevitabilmente chiamate a dare un contributo.
Anche se va detto che la realtà geopolitica è complessa
e densa
d'incognite e queste considerazioni non potranno non
avere
il loro peso nel determinare le strategie degli
investimenti bancari».
A guardare con preoccupazione all'apertura del
mercatomediterraneo è Elio Sanfilippo, presidente
regionale della Lega delle Cooperative. «Con il
riversarsi sul mercato di 500 milioni di nuovi
consumatori - ha spiegato - la rete produttiva siciliana
si troverà a confrontarsi con una realtà mai immaginata
e difficilmente sostenibile. È tempo di dar vita ad un
paio di grandi
progetti su cui incentrare le nostre strategie di
sviluppo, mirando
su alcune priorità: produzioni, infrastrutture e qualità
dei servizi. Su questi fattori ci giochiamo le nostre
chances per il futuro».