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A
BRUXELLES MARCHIO “SICILIA AGRICOLTURA” ,
quattro giornate, dal 15 al 18 ottobre, per rilanciare il made in
Sicily.
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Il
marchio Sicilia Agricoltura,
per la certificazione dei prodotti alimentari siciliani, fa il
suo debutto anche in Belgio, dove questa settimana una ventina di
aziende agroalimentari dell'isola hanno partecipato a Bruxelles a
quattro giornate per rilanciare il 'made in Sicily'.
Occasione dell'appuntamento, la manifestazione
'I colori, gli odori e sapori della produzione agroalimentare
tipica siciliana",
organizzata in collaborazione con l'Assessorato Regionale Agricoltura
e Foreste e con il patrocinio della Provincia Regionale di Catania,
della Camera di Commercio di Catania e della Camera di Commercio
Italo Belga.
Una manifestazione che ha riunito nella capitale d'Europa consorzi e
società a conduzione famigliare -selezionati dalla Società
Agriservice euromed (Asem)- come la
Sataria
(conserve gastronomiche mediterranee), l'azienda agricola
Poggio di Bortolone
(vini) o il consorzio per la tutela dei fichi d'india e quello per la
tutela del
pistacchio verde di Bronte
(DOP).
«Il marchio serve a collegare il prodotto al territorio, in modo da
creare un legame forte che aiuti anche l'industria del turismo - ha
esordito Giuseppe Pennisi, dirigente dell'assessorato regionale
all'agricoltura della Regione Siciliana, durante una tavola rotonda
organizzata dall'Asem e dall'Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles
-.
Fino a 20-30 anni fa la qualità era un punto di arrivo, oggi è un
punto di partenza. Oggi la qualità va certificata e promossa». La
Regione Siciliana sta «lavorando affinchè i punti deboli della
filiera agroalimentare abbiano un aiuto - ha spiegato Pennisi -. E il
punto debole più importante è dato dalla commercializzazione al
consumatore finale».
Ha
concordato con Pennisi l'Europarlamentare siciliano Raffaele
Lombardo: «Noi difettiamo molto nella commercializzazione dei
prodotti - ha commentato -. Serve l'integrazione tra i prodotti
agroalimentari e il turismo». Ma come risolvere il problema?, si è
chiesto. «Spesso è una questione di prezzo - ha osservato -. Spesso
l'olio extravergine siciliano è il più caro, per questo bisogna
organizzare meglio la commercializzazione. Se non c'è qualcuno che si
preoccupa di dare forza soprattutto con la grande distribuzione il
prodotto non sfonda». Per Michele Pasca-Raimondo, direttore generale
aggiunto delle politiche regionali della Commissione europea,
«l'elemento cardine è quello della sicurezza alimentare, perchè
quando si parla di prodotti, si parla di prodotti di qualità e la
qualità può essere collegata a diversi altri fattori, come il valore
nutrizionale, il metodo di produzione, l'origine (il territorio a cui
fa capo il prodotto), il gusto e ciò che evoca come immagine». L'Asem,
da parte sua, si preoccupa «di creare un ponte ideale tra la Sicilia
e Bruxelles, che è una sede importante anche dal punto di vista
economico», ha spiegato il consulente della società, Giuseppe Alizzio.
«Questa settimana abbiamo portato a Bruxelles gli odori, i colori ed
i sapori dei prodotti tipici siciliani - ha aggiunto -. Questa
iniziativa vuole sottolineare l'importanza della tipicità dei
prodotti di nicchia e lanciare un marchio del 'made in Sicily' anche
in Belgio. Intanto, Francesco Attaguile, responsabile dell'ufficio
di Bruxelles della Regione Siciliana, ha fatto notare l'importanza di
iniziative come questa. »In Europa c'è bisogno di riconoscersi nel
prodotto e di riconoscere nel prodotto tutto quello che contiene,
tutto il suo entroterra - ha affermato -. Dobbiamo mettere insieme
un paniere che possiamo offrire all'Europa, perché l'Europa ne è
povera e questo deve passare attraverso le istituzioni. La via è
questa: Mettere insieme tutto ciò che la Sicilia offre e che in
Europa manca»
link:
il comunicato stampa |
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