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La
crisi finanziaria, il
rilancio
dell'occupazione, la
lotta ai cambiamenti
climatici: la Svezia, da
mercoledì nuovo
presidente di turno
dell'Unione europea, si
avvia a guidare i
prossimi sei mesi con un
occhio alla crisi
economica e uno alla
crisi politica che
l'Europa attraversa,
appesa alle sorti del
Trattato di Lisbona non
ancora approvato da
tutti i suoi Stati
membri.
Molte le incertezze
dell'Unione che il Paese
scandinavo dovrà
affrontare: il nuovo
Parlamento appena
eletto, la Commissione
che scade ad ottobre e
la nomina del suo
presidente ancora in
bilico, il secondo
referendum irlandese sul
Trattato di Lisbona
previsto pure per
l'autunno.
Tutti nodi che rendono
incerta la vita
dell'Unione europea,
stretta tra l'avanzata
degli euroscettici e la
necessità di ritrovare
compattezza per uscire
dalla crisi e dare un
segnale ai cittadini
sfiduciati. «Circostanze
molto particolari»
quelle in cui la Svezia
si appresta a prendere
la guida della Ue,
secondo il premier
svedese Fredrik
Reinfeldt.
Ma non è il caso di
sconfortarsi, dice il
premier, 43 anni, di
centrodestra,
annunciando che la
Svezia guiderà la Ue in
modo «aperto, efficace e
basato sui risultati».
Un pensiero sopra tutti
domina il programma
degli svedesi per il
semestre, cioè la
crescita della
disoccupazione. «Con il
rallentamento
dell'economia ci
aspettiamo ulteriori
tagli di posti di
lavoro», si legge nel
programma svedese.
E per «evitare gli
errori del decennio
passato, che hanno
portato all'abbandono
prematuro del mercato
del lavoro, la
presidenza si
concentrerà su misure
per limitare la
disoccupazione e ridurre
l'esclusione sociale».
L'altro pallino della
Svezia, uno dei Paesi
più sensibili al tema
ambientale, è la lotta
ai cambiamenti
climatici. «Leggiamo
rapporti degli esperti
sempre più allarmati e
mentre vi parlo il
ghiaccio della
Groenlandia e
dell'Antartico
occidentale continua a
sciogliersi», ha detto
Reinfeldt qualche giorno
fa parlando al
Parlamento svedese.
La Svezia guiderà la Ue
alla conferenza di
Copenaghen sul clima, il
prossimo dicembre, dove
si dovrà trovare
l'accordo globale sulla
riduzione dei gas nocivi
che rimpiazzerà il
protocollo di Kyoto, in
scadenza nel 2012. E la
sfida di Stoccolma,
proiettata su ambiziosi
obiettivi di riduzioni
di CO2, è compattare
l'Europa sulla sua
stessa posizione e
convincere gli Stati
membri ad aiutare
finanziariamente i Paesi
poveri che non possono
permettersi tecnologie
per ridurre
l'inquinamento.
Nei piani degli svedesi
c'è poi rilanciare
l'allargamento della Ue,
sbloccando il negoziato
della Croazia (ora fermo
per un veto sloveno) e
mandando avanti quello
della Turchia.
Un programma ricco,
salvo imprevisti: oltre
alla crisi in Iran, a
testare le capacità
diplomatiche della
Svezia c'è alle porte
anche il rischio di una
nuova guerra del gas
Russia-Ucraina.
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