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Ciascuno Stato membro è responsabile dell'applicazione del diritto dell'Unione nel suo ordinamento interno. I Trattati assegnano alla Commissione europea il compito di assicurare la corretta applicazione del diritto dell'Unione. Di conseguenza, se uno Stato membro manca ai suoi obblighi, la Commissione europea ha il potere, previsto all'articolo 258 del TFUE, di ingiungere allo Stato membro di porre fine all'infrazione e, se questo non accade, di adire la Corte di giustizia (ricorso per inadempimento).
Prima di presentare un ricorso per inadempimento, la Commissione europea avvia un "procedimento d'infrazione", ossia un procedimento precontenzioso con il quale si tenta di indurre lo Stato membro a mettersi volontariamente in regola con il diritto dell'Unione.
La prima tappa di questa fase è costituita dalla messa in mora: la Commissione invita lo Stato membro a comunicarle, entro un termine prefissato, le sue osservazioni sul problema di applicazione del diritto dell'Unione riscontrato.
La seconda tappa è costituita dal parere motivato, nel quale la Commissione esprime il suo punto di vista sull'infrazione e crea i presupposti per un eventuale ricorso per inadempimento, chiedendo allo Stato membro di porre fine all'infrazione entro un dato termine. Qualora tale termine non sia rispettato, la presentazione di un ricorso alla Corte di giustizia apre la fase contenziosa.
21/06/2012 - procedure d'infrazioni:
- La Commissione chiede all'Italia di conformarsi alle norme dell'UE sugli appalti pubblici per i servizi di traghetto regionali (il comunicato della Commissione)
- Licenziamenti collettivi: la Commissione chiede all'Italia di porre fine all'esclusione dei dirigenti dagli obblighi di informazione e consultazione (il comunicato della Commissione)
- Ambiente: adottati piani di gestione dei rifiuti – La Commissione chiude il procedimento sul Lazio (il comunicato della Commissione)
- Ambiente: Italia in giudizio per insufficiente trattamento delle acque reflue urbane (il comunicato della Commissione)
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